domenica 6 ottobre 2019

COLSON WHITEHEAD I ragazzi della Nickel (Mondadori)

Confesso che avevo abbandonato a metà “LA ferrovia sotterranea” di Colson Whitehead, unico suo libro letto - e di quel libro, come capita spesso, mi era sembrato eccessivo il battage, rispetto al romanzo, per cui finisci per mollare anche libri buoni se non sono quel “capolavoro” che gli editori cercano di spacciare.
(breve digressione: Mi è capitato ancora molto recentemente di avere la prova su pelle che se non partecipi a questo entusiasmo dell’entourage editoriale, hai quelle eleganti forme di indifferenza ( anche peggio del “mob" ) ” in vario e sottile modo, dal non-like, al non-saluto, al non-invio del libro ( pratica della benedizione editoriale, elargita come le indulgenze dei papi ai tempi di Lutero, che abbondante si sparge su capi chini dei semplici e pseudo lettori-forti , ritenuti più funzionali al sistema di chi, come me - ormai da semplice lettore forte ma senza nessun ruolo ) - mantiene il suo ciglio alzato - un distaccato relativismo sano - verso “il sistema”. Quel sistema, che poi fondamentalmente è fondamentalmente commerciale e di promozione del prodotto, ossessionato dalle vendite come non mai, più di quanto un editore debba giustamente fare, in quanto impresa economica, rinunciando però al SUO ruolo critico e culturale (cosa per la quale rispetto a altre imprese pretende fondi pubblici. Ma capisco, lavoro in un’azienda editoriale, ne va della sopravvivenza, ma è deprimente lo stesso). Chi se ne frega, in ogni caso. Ho già pagato pegno col mondo della poesia allo stesso modo)
fine digressione..

Detto questo: avevo già mollato a metà “LA ferrovia sotterranea” di CW per questo leggendo del nuovo “capolavoro” (“I ragazzi della Nickel” Mondadori) non avevo molta voglia di leggerlo. Però vista la mole non eccessiva, l’ho comprato in kindle e l’ho letto.
Confesso che a un certo punto stavo per mollare pure questo. NOn che sia brutto, anzi. Fino a metà però non mi prendeva, mi sembra si un classico libro della narrativa di Building-roman di stampo anglosassone e nella tradizione americana e poi afroamericana (da Twain o Dickens in poi ) ma come se fosse scritto negli anni in cui è ambientato, all’inizio della vicenda quando il protagonista Elwood è ancora un ragazzino, fine anni 50. Nobili intenti, ma letteratura già letta.
Sono fissato col fatto che la letteratura si rconosce dalla "forma" che posso farci, no dalal bella storia.
Purtroppo - o per fortuna - avendo appena letto un grandissimo libro, come “L’archivio dei bambini perduti” della messicana Valeria Luiselli, il mio gusto letterario forse troppo novecentesco e postomoderno insieme , prende questo libro come parametro per le altre uscite, tra le novità editoriali.
Anche questo di Colson Whitehead "Ragazzi della Nickel" dunque mi sembrava romanzo classico, non particolarmente originale nella struttura, nell’organizzazione narrativa, nel punto di vista, in più la lentezza, meditata, dettagliata, della prosa aggiunge si vividezza delle cose, ma pure rallenta, insomma stesso effetto dell'altro fino al 60% (kindle). Riconosco può essere un pregio: Whitehead non sentimentalizza né esagera la storia che emerge dal procedere dell’azione, ma era fin troppo documentarista. Forse archeologo.
Mi dicevo: forse negli stati uniti è più apprezzato (Cona lferrovia ha preso il Pulitzer) perché direttamente coinvolti nelle storie di segregazione razziale, è il tipo di narrativa che ancora oggi in America ritrova più senso proprio nell'era Trump e quindi ha avuto un ottimo lancio editoriale e riscontri dell'intellighenzia newyorkese e cc ecc
.
Un lancio che si ripropone anche da noi, ma forse c'è della generosità, diciamo. ma è Difetto mio.
LA struttura del romanzo è per tre quarti il racconto della sfortunata vita di Elwood Curtis, ragazzino balck della Florida, giovane promessa scolastica, vive con la nonna, senza genitori, si arrangiano senza grandi soldi, ma lui ama leggere, lavora si dà da fare, è destinato al College ( in quegli anni per la prima volta si stava permettendo anche ai neri di accedere o si stava combattendo per quello il traguardo era vicino).
Sembrava.
Il caso sfortunato - il romanzesco dickensiano quasi - fa finire Elwood innocente in galera, alla Nickel, riformatorio del sud degli stati uniti, per neri. LA Nickel diventerà il “college della vita” per Elwood, la sua scuola di vita e di “ resistenza ”
Elwood incontra Turner, più sgamato ed esperto. I due diventano amici Elwood crede sempre negli ideali di Martin Luther King e ai soprusi che subisce alla Nickel, risponde con gli insegnamenti del Reverendo e cerca di ribellarsi; Turner, invece, si arrangia come può, spesso rispondendo alla violenza con altra violenza.
Colson Whitehead ha un modo classicamente realista di condurre la storia, forte padronanza dei caratteri, dei racconti secondari che si intrecciano nella coralità di un carcere. La Nickel è un infermo, un lager, è la peggiore rappresentazione del sopruso e questo di Whithead è anche un romanzo storico, di finzione, ma pure di denuncia di un’America WASP che on solo non è mai morta ma con Trump ha ritrovato forza.
E basato su una storia vera, dopo il ritrovamento di cadaveri di ragazzi detenuti in quel riformatorio, e seppelliti senza nome alla Dozier school ,sempre in Florida tra gli anni 50 e 60. Fin qui bello, intenso profondo, ma letterariamente appunto un classico, o meglio pure “non una novità” diciamo.
il romanzo però dal 70% in poi cambia e CW trova una chiave interessante, anche se non posso dirvi il finale, un bel colpo di scena che aggiunge senso a ciò che sto per dire.
Ad un certo punto iniziano i flashback - lo intuivamo dall’inizio, che c’era un ritorno di questi ex-ragazzi detenuti dopo tanti anni a quel carcere ormai dismesso, rovina dell’orrore, scoperto per caso per costruire uin centro commerciale.
Un ritorno di chi non può dimenticare ma pure vorrebbe trovare il modo di dimenticare. E nel flashback troviamo Elwood a New York, diventato un imprenditore dei trasporti, una persona normale ma anche realizzata, con i suoi probelemi, ma tutto sommato potrebbe avere vita soddisfatta.
Ma la scuola continua a trascinarsi dentro i suoi pensieri in ogni istante in ogni nuovo vissuto dell'America, dagli anni 80 a oggi, e anche a New York che nell’anonimato multiculturale almeno gli permette di tenere a bada i fantasmi.
La prosperità economica e le opportunità anche per lui, forse hanno messo via per un po' i conflitti razziali - che infatti ora con la crisi dopo il 2007 riesplodono, al confine e dentro gli stessi USA.
Negli anni recenti Elwood vive la sua normalità che forse in parte è un fallimento, rispetto non solo all’ingiustizia subita e non riscattata, non riconosciuta.
Una normalità che quasi lo priva d’identità, cancella la sua vita perché lo costringe alla rimozione, non lo porta alal giustizia.
Prova una sorta di malinconia in questa nuova esistenza da imprenditore e americano medio, che in qualche modo è un vuoto, è un mancare, un non compimento.
La memoria della Nickel lo opprime e la memoria della sua utopia secondo il “sogno” del Reverendo King che non si è compiuta integralmente, vanno a intrecciarsi in un senso d’insofferenza per quell’apparente normalità conquistata.
Essere un "everyman" non fa di tutti i “man” la stessa persona, non fa uguaglianza.
E proprio in questo elemento del nome, dell’anonimato e dell’uguaglianza c’è la chiave del colpo di scena finale.
Soprattutto chi ha commesso orrori, ha torturato, ha rovinano esistenze giovani, ancora non è stato processato e forse ormai è morto. Ecco che Due file di “sepolti senza giustizia” si confrontano idealmente, ma i primi con nomi e onori - i bianchi del disonore - e gli altri senza nome, disonorati e cancellati senza ottenere risarcimento.
La nuova normalità non è stata l'emancipazione è stato qualcosa di diverso, il benessere che livella tutto, ora livella anche l'identità e trasforma tutti in “americani medi” ma davvero diventare americani media significa acquisire gli stessi diritti ? la risposta è nell’archeologia: no, emergono corpi senza giustizia, bisogna dare giusta e degna sepoltura. E’ su questo punto tragico, che il romanzo si apre, sarà questo i l compito del protagonista e forse - pur col passo di scrittura “classica” , lento e fermo, paziente, come quello dell’archeologo - è pure il compito di romanzieri come Colson Whitehead.

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