venerdì 5 luglio 2019

SCURATI E GLI ALTRI, LA STORIA IN LETTERATURA, MA NON COME "ROMANZO STORICO"


                                                                               

Sono contento abbia vinto il #Premio Strega Antonio Scurati con "M", ieri, nel gorno in cui "calava ad abbeverare i suoi cavalli in vaticano" lo Zar cosacco Vladimir. (la foto che ho scelto è un manifesto del 1946 della propaganda DC contro i comunisti russi accusati di mettere le mani sulla città-di-Dio - e invece le mani, a suo modo, coi petro-rubli, de le sta mettendo il santo compagno, Putin.)

Digressione storica, non casuale. Riprendiamo.

In gara c'era Claudia Durastanti che pure con il suo "La straniera" è stato il libro che mi ha fatto più meditare, compito della letteratura (con una modalità di scrittura sottratta a ogni ambiguità espressionistica dentro una storia che ha "la lingua" la parole - o l'assenza di parola - come fulcro della storia).

Inoltre, vedo in qualche modo, nel buon piazzamento suo e di Benedetta Cibrario (a me personalmente 'Il rumore del mondo' interessava molto meno, ma non ho nulla da dire contro) un filo di continuità.
E' la "Storia" ( c'è anche pure nel libro di Claudia , dentro le vicende che solo apparentemente sono "familiari" - vedi il capitolo delle emigrazioni e contro-emigrazioni tra America e Lucania, per poi appodare alla speciale "emigrazione di expat italiana " a Londra dell'autrice/narratrice mette in connessione molti fili della storia recente italiana. Del resto già dal titolo - pur avendo molte stratificazioni legati a tanti temi - "la straniera" ci dice molto anche della questione radici-identità-linguaggio-lingue-movimenti, sulle rotte del pianeta. ) 

E se messo in correlazione con la vittoria di Helena Janeczek e " la ragazza con la Leica" -dello scorso anno - che raccontava la fotografa Gerda Taro, e la storia d'Europa e di Spagna degli anni 30 - c'è un significativo passaggio di testimone - almeno a leggere il più importante premio italiano - sul filo della narrazione storica, della memoria, che non è il "romanzo storico" più tradizionale (quello a cui si avvicina, con meno soprerse, Cibrario).
No, la modalità della "Narrazione" - dunque dello stile, della struttura e di come il testo "parla" agisce letterariamente - è determinante.

La storia non è solo la trasmisisone di dati, ma lal oro organizzazione in un racconto.
come ci raccontiamo la Storia si lega anche a come ci raccontiamo/ci raccontano il presente.
Con l'ambiguità dei docomenti: la foto e tutto quel che dicono/non dicono in "la ragazza" e le carte del tempo, le carte autografe spesso, usate per "M":
C'è una mimetizzazione nelle parole dei documenti, riportate con esattezza filologica in "M" di Scurati a modalità "viva" - diari, lettere,documenti storici, testimonianze, giornali,libri - ad un 2019 ossessionato dalla Cronca, e meno avvezzo alla Storia (ridotta anche a scuola) il tentativo di Scurati è di offrire un testo che "si fa cronaca", un dispositivo testuale iper-narrativo, iperletterario, che sia come un racconto in presa diretta - "diretta" è il nuovo imperativo de lnsotro mondo, diretta facebook in primis.
Scurati lo fa azzardando anche una "adesione" alla voce di Mussolini, interpretata sul palco-pagina, con il ritmo, la postura sintattica, il tono, con grande efficacia e non pochi rischi di inquietare (salutari)
La scelta ell'anno scorso di Janeczek fu in un certo senso opposta, non tentare nessuna "voce" di Gerda Taro, la protagnista, ma costruire un trittico di ricostruzione laterale, tre voci, tre testimoni che avevano vissuto con lei, raccontati in un diverso slittamento temporale, in tre decenni differenti, così che l'apparente "ritratto" si trasformava in un pollittico notevole dell'Europa che precedeva la seconda gurra mondiale.

insomma non c'è solo questo, in questi libri - ma mi piace sottolineare questa netta prevalenza della "Storia" che dovrebbe qui perder la maiuscola, poiché è data dall'assemblaggio anche casuale di storie, vite. A questa tendenza, si potrebbe aggregare un già-finalsita Strega del 2013, che che ha scritto un altro grandissimo libro, tra i più belli di questa stagione che racconta una città-epoca (è "Lo stradone" di Francesco Pecoraro) una storia di "microcosmi" globalizzati, un recinto urbano limitato, dove abita una comunità ritretta e assediata e su cui precipita tuta l'eredità anche scomoda del 900, che è questa la nostra storia, il Secolo di cui pure noi siamo "figli": una eredità di morti e vivi, di cui non sappiamo bene cosa fare - e che ricordiamo sempre meno.
Ma per fortuna che è arriato lo Zar Putin, già capo del KGB, a riconnettere i fili dei secoli.

a settembre avevo scritto

























Quando ho letto nel romanzo "M" il nuovo libro di Antonio Scurati (Bompiani) questo passo scritto da Mussolini nel 1919, non ho potuto non pensare a Domenico Modugno, che nel 1958, 40 anni dopo, da del suo volare l'Inno d'Italia il canto che accompagna la composizione di una comunità che vuole spiccare il volo, che vuole espandersi, che ha fame di generare la propria vita il proprio destino.

Così promise Mussolini, anche se con questa prosa ipertrofica, ma sapiente, e solo pensando a questo, immagino come abbia fatto nel profondo a spostare l’attenzione crescente delle masse italiane (anche se non plebiscitaria certo) dal salario (tema centrale del biennio rosso del dopo guerra) all’identità, ad una sorta di "agonismo utopico".
Al sogno, si diciamolo, che c’è nel Volo di Mussolini come ci fu in “Volare “ di Modugno.
Modugno canta, è il popolo che canta, non ha bisogno di proclamarlo, allarga le braccia come aveva fatto in qualche modo Pio XII a San Lorenzo, colpito dalle macerie dei bombardamenti aveva allargato le braccia aveva guardato in alto, verso dio e il cielo di bombe.

Quello del papa doveva essere un segno di fede in Dio, Modugno canterà poi la pace e la fede di tutti in loro stessi, della comunità di un paese che ora cresceva, nuovo. Mussolini promise la fede in Lui medesimo come Dux.
E sempre più gente in tutta Italia come in piazza Venezia, allargarono le braccia , sognando di volare. In tutti, sempre un gesto, da palco, come quello di Fabio Bonetti che non a caso alal fine del periodo d’oro del paese gli anni 80, scelse “Volo” come cognome..

Sono a pagina 120 del nuovo libro di Scurati. E questa non può essere una recensione.
Ma al momento mi pare molto bello e considerando che la prosa va come un treno, non credo rallenterà – inoltre impianto, struttura, stile mi paiono azzeccati, necessari, soprattuto il corpo a corpo tra la prosa di uno scrittore di oggi e la scrittura di migliaia e migliaia di documenti speso giornalistici e letterari soprattutto quelli di questa prima fase dal 1919, anno da cui prende avvio il racconto di M.
Scurati ha saputo “ridare voce” a questi testi, una interesante operazione (sia metacritica che metaletteraria) e che sta appena dietro la novità più eclatante: tentare per la prima volta un romanzo con Mussolini come protagonista (ma di fatto è un romanzo corale, diciamo che M è il corpo centrale, alla lettera.)

Mi sembrano queste la novità e la bellezza stilistica di questo libro che si legge facilmente nonostante la mole di 800 circa.
Ci sono molti punti, illuminazioni storiche dentro questo racconto di Mussolini e del fascismo da dentro, che allungano le ombre in avanti e lo sguardo all’indietro, nel tempo, nella storia.

Il passo del volo è significativo del cuore vitale del romanzo e del propulsore della storia di "M".
, Volare è l'ardimento e la prova di superamento dei propri limiti, tanto mitica e al tempo stesso modernissima. Era nella poesia dei futuristi, D'Annunzio di Fiume e Mussolini, il primo capo di stato a guidare il proprio aereo. (Geniale la scelta e ottimamente raccontata dell’arrivo ad un’assemblea del fascio con la tuta sporca da pilota e l’inizio del discorso “sono appena atterrato..”

Questo fu Mussolini e chiunque vinse dopo (l’Italia di Volare, collettivamente) – e vince ora – ovvero la propulsione delle proprio ingresso nella storia quasi come un volo. E questo libro “M” di Scurati In qualche modo ci restituisce.
Marx diceva che la violenza è la levatrice della storia e Freud in qualche modo né mise a punto una teoria generale di scontro di pulsioni, in noi come nella storia della civiltà.
Ecco, a differenza di tante analisi storiografiche o - oggi - politiche, la letteratura coglie con le sue armi fuse a una dettagliatissima documentazione storica (che fa si che tutto quel che viene detto e narrato sia tratto da documenti anche se poi rifuso nello svolgimento diegetico) un elemento chiave di come funziona la Storia. Almeno questa.

Scurati non si inchioda, anche se antifascista, alla riflessione né storica né tanto meno ideologica, è il battitore libero da scrittore del cuore segreto del Fascismo, della sua esplosione e contagio rapido, fino agli osanna degli anni 30.
Ecco la cultura di sinistra ha saputo riconoscere questa forza solo dopo negli studi o nella letteratura nel cinema, ma mai DURANTE ma quando c’era da battere la carne e fottere la Storia. E nel guardarsi fottere la Storia medesima.

Sarà sfracello, ma per lo meno si muove. Vola. Mussolini fa, anche se non sa. All’inizio non lo sa dire a parole e questo Mussolini, figlio del secolo anche in questo, figlio mallevado culturalmente e non solo da un'amante, l'ennesima, dalla grande giornalista e scrittrice Margherita Sarfatti, che fa da levatrice delle sue doti, lui, con questa capacità di essere figlio e al tempo stesso avere l'intelligenza emotiva, pre-linguistica generare, di fecondare e fottere la storia, di sapere che fare storia è essere questo marciatore che va tanto veloce quanto i cambiamenti, che entra nell'esistenza collettiva, ma come pure Modugno biologicamente, con il fgesto con il corpo, prima del boom, col sorriso di Volare, lo sguardo al cielo, finalmente che si guarda Blu dipinto di blu e senza bombardieri.
il fascismo stato più rapido più veloce della sinistra. Una lezione per oggi.

Antonio Scurati anche fa un gesto più veloce del suo ragionare, almeno lo ha fatto: ha deciso di fare come Tolstoj, che conobbe Anna Karenina – un personaggio ispirato a un fatto vero “mentre la scrivevo” disse il grande romanziere russo.
E Scurati ci chiama a liberare non solo il giudizio, ma anche la lettura, il passo della prosodia, l’aggregarsi dei significati, dei documenti, delle narrazioni, con più velocità di quanto possiamo pensare come lettori (ma perché mi devo leggere 800 pagine su mussolini?) Perché è la storia di un uomo che ha imparato a scrivere la storia facendola. Mussolini, ma in qualche modo pure Scurati.

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