domenica 30 settembre 2018

STEFANO PIEDIMONTE L'uomo senza profilo (Solferino)

Stefano Piedimonte ha scritto un nuovo libro. Divertente e intelligente. Si intitola "L'uomo senza profilo" Dico libro, perché l'oggetto ancora è parte di quella oscillazione di "genere" di cui parla Stefano stesso in un suo post di oggi, raccontanto del suo primo (e grande, confermo) editore, che gli disse "il libro mi piace, dobbiamo ancora capire come venderlo e di che genere è.

Di sicuro è un genere contemporaneo, è la narrazione che si fa e si deve fare oggi. E' un romanzo, ha i meccanismi della finzione, parla di sé e anche di qualcosa che non è "sè" (il suo profilo wikipedia) parla della realtà. Gioca con la biografia. Ponte una questione seria, con leggerezza. LA legerezza di Walser e di Palazzeschi col suo Perelà.
(ovvio il rmando ironico al tipo di romanzo oposto proprio già all'epoca a quello walseriano, ovvero "L'uomo senza qualità" di Musil. Oggi la qualità è il nostro profilo facebook?)

Di certo questo romanzo non è - come ha scritto un critico che Stefano cita e ringrazia - una deriva dell'autofiction.
Certamente racconta di sé, in prima persona, del suo percorso milanese, del suo trasferimento da Napoli, del giornalismo che non fa più e della scrittura che fa (ma questo è anche un reportage autobiografico, nella misura in cui il new journalism aggiunse ai fatti le impressioni e le analogie soggettive ma su cosa che ci riguardano TUTTI) racontadei suoi amici (noi) racconta delle cassiere dei supermercati e della notte.
E racconta del fatto - è il cuore narrativo e divertente del libro - che un giorno uno studente universitario iniza scrivere la voce "wikipedia" per conto di Piedimonte (che Wikipedia invece non aveva autorizzato a fare: cioò l'essere vivente Piedimonte non poteva scrivere la voce su sé stesso, e capite già che vertifine di semiotica? si può dire semiotica su facebook=)
solo che questa "voce" che la nozione di "eciclopedia" vorrebbe fosse "oggettiva" invece si rivela essere un disastro, una trappola di finzione, con cose esagerate e false, per cui questo è anche un pamplhet di verità, e Piedimonte - si fa per dire - è stato costretto a scrivere un "romanzo" per dire le cose vere, più di quanto siano vere le cose dell'encicolpedia (on line, la deriva dell'on line? parliamone).
Chi siamo noi? noi stessi? o il nostro profilo facebook? o - per chI ce l'ha - la nsotra voce wikipedia? Il narcisimo a tempi dei social, l'anonimato ai tempi dei social, la vita ai tempi dei social. Tutte cose che "l'autofiction" non poeva sapere perché l'autofiction è vecchia, è alla deriva per sé stessa, spiazzata dalla autoficion collettiva dei tanti "io-minimi" di massa dei social.
Certo Stefano è noto, realtivamente come tutti gli scrittori - c'è sempre quello più noto, fino a Omero che è l'unico che non ha uno più noto di lui - e qui parla di Wikipedia, ma il cuore del problema è centrato.
Narrativamente, L’autofiction è messa in crisi esattamente dal punto che Stefano punge (“romanzo pungente” te lo hanno detto? Però anche “romanzo puntatore” che potrebbe essere una prima puntata) ovvero, mi spiego:
l’autofiction aveva senso nel momento in cui “l’autore” si faceva “personaggio” ma seppure si chiamava mettiamo: "walter siti, come tutti”.
Ovvero, era come noi, ma lo leggevamo proprio perché era Walter Siti e non me o Mario Rossi o Gennaro Esposito. Che sono/siamo “nessuno”.
Ma il romanzo di Siti che inizia così è del 2006. E non c'era Facebook.
Lui (Walter) era “uno “ e noi “centomila” anonimi e andava bene, eravamo interessati all "uno". Certo si parlava di TV e reality, l'uomo-massa era nella scatola-media, ma non era ancora "social".
Ma adesso che i "centomila" vogliono tutti essere “qualcuno” - e lo sono, perché c è Facebook è tutti abbiamo un “profilo” - all autore “uno” conviene essere “nessuno” - ma pure come i “centomila” nessuno esiste, perché la sua/nostra/mia/di tutti vita non esiste, se non per quella online (invce se non narrata nel talismano dei fogli del nonno, leggete il libro di Stefano e capirete) e per pochissimi intimi. Op er nostro padre e madre e nonno..
non esistiamo, perché esiste solo il nostro “profilo”.
E il libro/romanzo/reportage/autodafé di Stefano tocca questi punti, un po' pirandelliani, un po sociali, un po' personali.
E nel caso specifico proprio perché Stefano gode di una certa fama, si ritrova con la voce scritta da altri - con dentro “invenzioni “ romanzesche e buffe - con una disavventura comica che dà ritmo al libro, e in questo caso è fa da contrappunto ai suoi ricordi del passato familiare (la vera storia) e il suo quotidiano (il "vero” e proprio e per questo anche con understatement, “non romanzesco” quasi "come tutti" - benché scoprirete anche un non comune Stefano - ma lo scoprirete leggendo il romanzo e non la voce Wikipedia.
PS a testimonianza che il profilo non dice sempre il vero, sotto la foto di Stefano c'è scritto "Rizzoli" ma il romanzo lo pubblica "@Solferino" - mai fidarsi della rete.
PPS ogni autore tiene al suo libro libro come il figlio da proteggere,ma sono sicuro che sempre lungo la linea del NON, Stefano sta lavorando ancora a un romanzo che rinnovi il suo percorso, di cui questo è un ottima Prima puntata pilota (Romanzo pilota").

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