lunedì 4 giugno 2018

MARCO ROSSARI "Nel cuore della notte" (Einaudi)


Mi piace questo romanzo di Marco Rossari per come usa la letteratura, con uno speciale stile di appropriazione 'alla seconda', fino a tenderlo in un sottinteso di  topos, fino a non temere di disseminarlo di spie  metaletterarie, perché se lo fa,  lo fa per amore della letteratura. Egli del resto è scrittore, ma pure aprezzatissimo traduttore, in qualche modo lavora col linguaggio lungo questo doppio binario.

 Ma se l’editore fosse coerente con il suo spirito arguto e avesse voglia di un azzardo dovrebbe ripubblicare la prossima edizione con una fascetta : “IL PRIMO ROMANZO DELLA TERZA REPUBBLICA”.
Chi ha letto il romanzo già intuisce dove andiamo a parare e spero Rossari vorrà perdonare la provocazione.

Sa di nobile tradizione letteraria lo schema della cornice, un racconto nel racconto, un romanzo che narra di cosa potrebbe accadere se una notte d’estate un viaggiatore, perso insieme a un gruppo di turisti in un pulmino, in una pianura sotto un vulcano incontrasse un altro viaggiatore, solitario, italiano come lui e dalla faccia già vista da qualche parte, e questo viaggiatore - più adulto e con uno sbrego inguardabile sul viso, mentre la ragazza della giovane coppia già dorme -  si mettesse a raccontare la sua storia a quel giovane uditore, che potrebbe trovare in quel racconto echi del suo possibile destino. Una storia da brividi, una storia emblematica quella che quello sherazade, magnetico e respingente al tempo stesso si prepara a raccontare, mentre il ragazzo si tormentava: “è una faccia nota, mi pare” e alla fine lo sconosciuto inizia a parlare, rivelandosi come quel Poeta, di quella nota vicenda......

Prima di proseguire: diciamo “Ecco il primo romanzo della Terza Repubblica” perché  in questo romanzo va in scena la politica, nella danza dei due protagonisti del racconto dello sconosciuto che sta nel cuore del libro.
 Anna e " il Poeta"  si amano dal liceo, si sposano un evento tragico li divide, poi però si ritrovano e si ameranno più compiutamente. Anna diventa finalmente, come sognava, giornalista e per caso, notata per i suoi articoli sul quotidiano battagliero e moralista, si ritroverà ad essere una deputata nel “Partito del No” guidato da un leader giullare, Vittorio Torchio. "il Poeta"  invece, è appunto un poeta, mentre s’era perso,  durante la separazione da Anna,  usava la poesia solo per rimorchiare e  intortare puffolose ragazze sui social,amanti della poesia-bacio-perugina con cui chattava e scopava, a volte solo virtualmente a volte fisicamente. Ora si è ripreso, scrive di questo amore ritrovato ma anche dell’eros della perdita, aspira a pubblicare anche se è un appartato. 
 Da Viaggiatore Sconosciuto, anni dopo,  sul bus sotto il vulcano è ormai un poeta che non  scrive più, in fuga dal nostro mondo, come Rimbaud, e che racconta al suo compagno del suo amore per Anna perduta due volte. Nel pieno dell’apice politico di Anna, sarà proprio una cosa da niente come la poesia ad innescare ancora una deflagrazione. E’ buona educazione non dire troppo, ma dentro questo romanzo si incontrano i diversi volti della “mutazione antropologica”, culturale che è in corso, davvero radicale, che è estetica e etica insieme.
E’ il primo romanzo della Terza repubblica soprattutto nel racconto di Anna e lo è senza pregiudiziali. Anna è brava, colta e un po’ per caso si ritrova dentro il Movimento in cui porta anche Il Poeta" , riluttante ma non ostile – se il vecchio mondo erano i circoletti autoreferenziali della politica come della poesia (ovvero il nostro presente) il nuovo non potrà essere peggiore, pensano. Nel loro ritrovarsi coinvolti nel Nuovo c’è un ritratto di una generazione fatto  da Rossari con queste due figure complementari, che in fondo non aveva (non ha) avuto granché  da quelle precedenti.  Dunque - fuori dalla debole copertura letteraria che fa Marco Rossari  -  , in questo racconto di una ascesa dentro il movimento che somiglia molto al Movimento 5 stelle, ciò che sembra sedurre Anna è che finalmente “con le parole” si potrà incidere sulla realtà. Sarà così, ma non nel modo sognato. E In questo si intrecciano i nodi del libro, politica, poesia, social network.

Il “ Cambiamento”  che è in atto è anche questo: una risposta a questo desiderio di far seguire alle parole i fatti -  C'è stata nella nostra epoca e c’è una interruzione della motilità, come Freud dice del sogno,  e così noi  siamo una società che produce continuamente opinioni slogan indicazioni, post, tweet,  cose da fare,  critiche ma niente di tutto questo è mai diventato “azione”.
Dall’altro lato, nel Poeta-Viaggiatore, la poesia non cerca di essere azione, anche se certo un poeta si chiede “ A che serve scrivere poesie?” È una domanda legittima, anche se già altre volte, in altri kairos ben più drammatici della storia altri se la sono posta e hanno continuato a scrivere. Nella sua vicenda il Poeta-fuggito che non scrive ,  c’è un vulnus, ed  è la poesia  che si può leggere come simbolo della politica, meglio della relazione etica. E Sicuramente è un elemento significativo che sia proprio la poesia, nel romanzo di Rossari,  l'oggetto dello scandalo della Terza Repubblica così come viene raccontata dallo sconosciuto. E che si scateni nella rete soprattutto una rivolta “contro la poesia” – nello specifico contro la poesia del POeta-Viaggiatore.

La poesia era stata rimossa dal nostro tempo recente, ma ora Il “ritorno del rimosso” per come accade in “Nel cuore della notte” ha tratti ambivalenti.  Perché finalmente “nella Terza Repubblica”  la poesia conterà qualcosa, visto ciò che accade nella vicenda del libro  – e anche Il Poeta-in-fuga  arriverà a pensarlo disperatamente a  un certo punto  – perché la ritroviamo al centro di una discussione pubblica, con i commentatori del web, il leader del movimento del no che daranno una grande importanza alle poesie di Marco, ma certo non per apprezzarne la letteratura, ma pure per cercare dentro esse una estrema verità. L’estrema verità è tuttavia  quello della parola che va letta in modo talebano alla  “lettera”.  

Coerentemente con quello che aveva detto nella campagna elettorale (quella immaginata da Rossari ) il Partito del No (“per noi la cultura è importante”) la poesia assumerà importanza, ma in senso negativo, fino a farne strage. Perché letta nel modo più aberrante e banale ( letta alla lettera come oggi accade in molte scuole e come oggi molti poeti scrivono, pensierini con concetti che vogliono comunicare una cosa e che vanno a capo)   i testi amorsi del "POeta" dedicati ad Anna verranno letti in una lettura-processo social fino alle estreme conseguenze.. Non solo per il suo contenuto di scandalo – di cui il lettore scoprirà - ma perché il popolo del web si appropria della poesia solo nella sua versione letterale e unidimensionale. C’è un cuore profondo nel porre come tema la poesia ma nell’interpretazione di un testo appiattito e banale. Si lega al fatto che il nucleo stratificato e profondo dell’esperienza poetica si è perduto, è impraticabile. E Tanto più avrà spazio la socialità facile della poesia (social network o letture, performance) La tanto più la poesia sarà disseminata nel suo morire. Ma in gioco non c’è solo la poesia, ma c’è tutto un processo di lettura della realtà e di capacità – attraverso al letteratura.
 vediamo cosa Rossari scrive – e fa dire al suo personaggio ex poeta sotto il vulcano che racconta nel cuore della notte:

“.. era la fame di realtà la ricerca di coincidenze con il mondo il buco della serratura. Non la bellezza ma la verità e nel momento in cui un libro di poesia diventa un best seller la poesia smetteva di esistere, era morta tutto era morto. E lo sai perché la letteratura non serviva più a niente? perché la vivevano già tutti, la Rete aveva fornito un doppio equivalente per rendere migliori o peggiori le nostre esistenze. Anche tu ora che ascolti o fingi di ascoltare anche tu aggiungerai il commento nel doppio globale,  scrivendo fra tre o quattro ore su qualche Social “chiacchiere con un beone” che ti racconta una storia straziante. Letteratura e immaginario sovrapposizione idea gioco, si era trasferito dalla la mostruosità di une illusorio a due dimensioni della poesia alle illusorietà a  tre dimensioni della rete, ora  tutti quanti poteva.no abitare la mia insulsa vocazione con più agio e più voracità a me non interessava più l'illusione era finita.”


Rossari articola questa parabola discendente diel Poeta-in -Fuga dentro il romanzo per mettere in luce da scrittore anche di questa sostituzione che a questa esperienza del doppio in poesia, in letteratura, quello che tiene il duplice binario tra finzione e realtà, dentro la lingua alla seconda della forma poetica, che è un luogo dell’apertura, del senso, della complessità e che non conosce opposizione.  La poesia ha questo privilegio,  È “sia bianco sia nero”,  soltanto in poesia possono esistere gli ossimori ed essere logici, così come soltanto nel sogno accade di camminare e volare insieme o di essere sia vivi che morti. Ci insegna a leggere le cose da un altro punto di vista.
Tutto questo doppio livello nella storia del Poeta-Viaggiatore-sconosciuto e Anna viene ucciso o meglio sostituito dalla rete,  (“è la rete il nsotro più grande poeta”) uccidendo simbolicamente la poesia, perché il nostro tempo vive una condizione in cui le esperienze rischiano di incatenarsi ad una morale acritica, ideologizzata in una forma ottuso tradizionalismo   – e guarda. Il caso del Ministro Fontana … -- Così la vicenda così preziosa e letteraria di Rossari può esser letta (così pare a me) come un apologo politico. Il precipizio drammatico che fa esplodere l’amore delal coppia  nasce da un pregiudizio, o meglio da un giudizio sulle esperienze che viviamo, la realtà che ci circonda,  no solo senza che si sia stata un’elaborazione e una discussione “morale” adeguata (il sesso l’eros sono una di queste le esperienze sono già oltre, anche quelle virtuali, libere e selvagge di cui il Poeta è protagonista nella fase della sua vita in cui si era perso) ma anche retrogredendo a posizioni oscurantiste..

Lo stesso accade per tante altre dimensioni della nostra vita. Il patrimonio di libertà e valori conquistato è un po’ come la presenza stessa della letteratura come uno strumento umano di mediazione e interpretazione della realtà, di cui però bisogna conoscere i codici.
Se invece quesi regrediscono a principi tagliati con l’accetta, fatti viaggiare veloci grazie ai  social network abbinata a giudizi sommari e quasi sempre moralistici, tutto precièita come precipita il mondo di Anna e del suo compagno d'amore Poeta,  come precipita anche la loro apertura al Nuovo.
Vincenzo Latronico in una prima recensione del libro di Marco Rossari aveva sottolineato come questo sia un romanzo in cui compare con più naturalezza l’esperienza della rete. Indice di un cambiamento generazionale. Effettivamente è così e compare tuttavia anche la sua “natura degenerazione”, compare come sia tuto sommato connaturato con il sistema anche la sua degenerazione. Indice questo però di un mutazione culturale profonda, che invese il senso del rispetto dell’individuo, i linguaggi del sapere, la coscienza politica, e anche una trasformazione sia  estetica che  etica dell'immaginario di riferimento, specie in Italia, uno dei grandi laboratori di queste mutazioni in cui la rete è protagonista.
Le dimensioni complesse della  psiche in cui "il Poeta"  vive con una sorta di duplicità, una sorta di  sospensione di un sé a favore di un altro sé, sono interessanti e ci dicono di un possibile sviluppo della libertà del soggetto, di un soggetto finalmente multiidentiario,  in cui la letteratura sarebbe potuta essere col suo gioco del mondo come lo chiamerebbe Cortazar, un laboratorio anche politico delle soggettività nuove  - come del resto è stato, per tutto il 900 e non solo.  
Lo tsunami di “polemica web” che si ferma alla lettera unidirezionale di un testo poetico, come accade nel romanzo di Rossari,  diventa non solo un’allegoria di un tempo presente e immediato futuro del nostro tempo “circostante” ma avviato ad essere sempre più “senza letteratura”, ma evidenzia proprio nel dispositivo del linguaggio, delle conoscenze , dei codici acquisiti e ora stravolti, distrutti o deformati, il luogo in cui si combatterà la battaglia politica del futuro e in cui forse anche la poesia, sempre negletta,  potrà avere invece la sua parte importante. Ma queste sono solo  illusioni, direbbe l'ex-Poeta-sconosciuto-viaggiatore, sotto il vulcano, prima di sparire.


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