domenica 26 novembre 2017

IL TEMPO E' IL SUO RACCONTO. (TRAME, DISORDINE, MEMORIA, SPERANZA)


(un lungo saggio in dieci capitoli + zero)

CAPITOLO ZERO E UNO




0.0



TIME they are a changing: lo cantava Bob Dylan quando la Storia era cambiamento continuo e lui ne era un segno, di quei tempi. Anche lui una Locomotiva della propulsione storica (“i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti/ sembrava il treno anch' esso un mito di progresso”e Guccini, anche...) arrivato fino al Nobel per la Letteratura.
Segno dei tempi.
 E come era sottile quel verso: I tempi, sono un continuo cambiare, diceva così nella sostanza. “a changing”
 Ora è il tempo – in sé, come concetto e come realtà - che sta cambiando. La post modernità dopo il 900 del tempo lineare e utopistico, futuristico, ci ha abituati ad un dissolvimento della spinta propulsiva di quel treno. A rimescolare i temi, a farne un passato fittizio, un futuro distopico con la storia e il presente. Ora anche quel prefisso Post- si dissolve col suo armamentario concettuale, perché orientato da un pensiero filosofico che si basava su una “metafora originaria” che sulla base di ciò che si sa del tempo, orienta anche quei postulati che pensa come cosa in sé.
Invece qui di  “cose in sé “ c’è rimasto ben poco.

 E’ la scienza ora che si riprende la parola, forse a favore di una realtà e di una storia da rimeditare. Lo dico in breve, perdonino i competenti veri: la ricerca della fisica teorica che indaga la materia ha fatto scoperte – dai Quanti al Bosone di Higgs   oltre – tali per cui viene sbaragliata la tradizione idea di tempo e anche che abbia un qualche “ordine “ lineare e universale. Il tempo ci resta nel suo essere “orario” funzionale al presente, ma le scoperte della scienza sconvolgono i fondamenti di una filosofia del tempo in modo, mi è parso di capire da letture recenti , radicali.
Il Tempo è , o meglio: i tempi sono, certo cambiamento, metamorfosi, ma non “temporale” ovvero con una progressione universale e certa: la scienza (lo vedremo) introduce un’idea che a volerla riassumere molto semplicemente ci dice che tutto avviene in uno spazio di trasformazione, ma non pensatelo più come una sequenza lineare, di un prima e dopo, in una logica universale.

Conseguenze pratiche? Gli orologi li useremo sempre, ma è il sottofondo teorico della Storia che si modifica, compresa – per quel che ne resta – l’idea dell’Utopia e della stessa Distopia  a cambiare.
Verso dove andiamo? Neppure “verso” possiamo dire. Stiamo. Mutiamo incessantemente. Come e Dylan,  il poeta dei tempi-continuo-cambiamento e ora  del Neverending (tour), il menestrello senza tempo rispetto alle mode, ma sempre uguale nel suo fisico magro e riccioluto e sempre diversissimo a sé stesso, con le sue infinite scalette live, della tuorneè che non finisce, (anche se è diventato in realtà,  esattamente ciò che sfuggiva, monumento del tempo che non cambia, e quindi l’emblema di un tempo storico (gli anni 60, il 68 ecc)  e di un secolo (XX ) che non si esauriscono mai, che volevano essere la futura umanità sembrano incastrati in un labirinto di specchi, chiamato “for ever young” (tra giovanilismo salutista e consumista, necessità di ritardare l’erogazione delle pensioni, classe dirigente vecchia – ma questa ultima cosa è un tratto italiano, una comunità immobile sotto il peso di una storia in loop).
Faccio questa premessa perché volevo parlare di un libro, poi ho proseguito parlando di più di un libro, e ho finito per scrivere la cosa che spero leggerete – una sorta di saggio istantaneo – è il caso di dirlo – sul Tempo e su come ne parlano alcune opere contemporanee.


1.0


Negli ultimi mesi fa ho letto alcuni libri – e visto spettacoli e mostre  e film -  che hanno anche fare con il tempo – e la Storia - e stranamente, come dei pianeti, sembrano essersi tutti allineati, adesso.
Ecco, prima che sia troppo tardi. Prima di dimenticare. 
 Nella catena di letture, quello che ha messo in moto una riflessione sul tempo è stata prima un’opera di narrativa:  il bel libro di Loredana Lipperini “L’arrivo di Saturno”  (Bompiani )  - lo chiamo libro, perché sulla parola “romanzo” mi sembrerebbe di togliere qualcosa, credo che “il libro” inglobi “un romanzo” ma anche “una storia” e “altre storie” e una riflessione sull’oggi. Chiamiamolo allora con termine usato ma sempre buono, “dispositivo narrativo” anche perché credo  Lipperini nello scriverlo credo abbia inglobato anche la possibilità di non ridurlo al solo romanzo – quanto meno è anche una sorta di romanzo metanarrativo. Anche, ma non solo.



1.1



il Libro di Lipperini si è incrociato con un’altra lettura, il saggio  L’ordine del tempo” (Adelphi)  di     
Carlo Rovelli. 
Se “l’arrivo di Saturno” è  stato la prima spinta a scrivere, “l’ordine del tempo” è l’asse teorico d’appoggio per queste pagine, sperando tenga…
Da questo straordinario saggio del Fisico Teorico e grande divulgatore umanista,  impariamo che la scienza, la fisica quantistica,    ha messo in discussione la stessa nostra concezione  del tempo , sia per come è strutturato nel nostro senso comune, ma anche di conseguenza in tutte le sue altre forme derivate, per esempio quelle della fiction distopica, un tempo che muta radicalmente in  tutti valori che leghiamo all’ idea di esso  (ma se cambia la concezione muta la percezione? dipende  dal main stream delle idee diffuse).    Cambia la sua stessa forma ordinata, divisa, matematica, regolare, unidirezionale e rotatoria ( a senso unico) ma pure quella creativa di un multitempo e restituisce questo concetto all’elaborazione della cultura umanistica – cosa accade ora che la fisica ci lascia una temporalità desaparacida?


.

1.1.2


Negli stessi giorni in cui iniziavo a leggere  Rovelli e Lipperini, stavo vedendo su Sky la seconda serie di “Twin Peaks”. Il libro di Lipperini mi rispostava con il suo contenuto al 1980. Twin Peaks al 1989. Da subito mi è sembrato che il corto circuito fosse generato da una sovrapposizione proprio di tempi  fino a portarmi – grazie certo ad un altro libro, stavolta  scientifico – a sintetizzare all’oggi – e alla luce delle ultime ricerche – quello che è un secolo di ricerca (del tempo).

 
Prima di arrivare al libro di Lipperini, dunque vorrei dire qualcosa su “Twin Peaks 3”  - la nuova serie 2017 . Solo un frammento delle infinite possibilità di senso 25 anni dopo David Lynch ha sparso nei 12 episodi di Sky, per dare un seguito coerente con quello che nella prima serie in qualche modo veniva profetizzato (“ci vediamo tra 25 anni” diceva Laura Palmer nella prima serie) con una  Battuta geniale, profetica: oggi è il tempo la principale ossessione del nostro tempo – e la morte,  che pone fine alla sua dimensione. Ma qui di TW2 vorrei cogliere come diventa uno spaziotempo altro, non solo per quell’assurdo intreccio ai limiti dell’incomprensiobile che è la sua narrazione nelle nuove puntate – su cui non mi esercito.


Cosa mi serve di  “Twin Peaks-2017” qui ? ancor prima del suo dispiegamento narrativo, che è una 
proiezione e visione di quel non-luogo mentale che è stata la semiosfera sociale della prima serie tv,  quella andata in onda quando anche la “tv” come apparecchio era nella sua apoteosi, creatrice di realtà aumentata, estensione ectoplasmatica elettronica del mondo dei vivi…e come campo di tensione psichica era  diventato un luogo centrale definitivo – lo precedeva  il film  Videodrome di Cronemberg (1983) lo spot tv (appunto ) della Apple – guarda caso, il dominatore del mezzo e della rete del futuro da lì a 25 anni – fatto da Ridley Scott (1984) – lo stesso che  oggi, per noi giovani del 1982 ritorna al futuro, col suo film-emblema di tutti i futuri, in una curiosa operazione nostalgia, quando uscirà Blade Runner 2049 – il primo era  ambientato nel 2019, cioè oggi: capite bene l’acme vertiginosa di questo interconnettere i tempi, marketing allegorico del cinema che ci propone l’altro megaevento di stagione è un film sulla seconda guerra mondiale Dunkirk – è la storia che prende il posto della distopia ).


1.1.3


 (tornando alla tv degli anni 80 e a Twinpeaks che chiuse il decennio, fu  allora centrale il ruolo della Tv nell’elezione di Reagan, fondamentale, la democrazia si faceva elettronica e televisiva in quegli anni  e l’anno dopo l’esordio di TWPKS , nel 1991,  anche la Guerra si fece “live tv”  – oggi la serie TWPK 3  la vediamo su un canale più elitario,  sky, ma è immateriale ovunque come NEtflix. Twin Peaks del 1989 la prima serie era un iper-luogo dunque, così fortemente radicato sia al non luogo dell’epoca (la tv) sia  ad un luogo immaginario ( la contea ai confini del Cananda, TWPks) .


Oggi la serie del 2017  ha riattivato in tutti gli spettatori che hanno visto le prime  ( dal 1989 in Usa, e tacciamo di che anno fu quello, di che spartiacque temporale fu) un cortocircuito psichico e generazionale – chi aveva venti-trenta anni all’epoca della prima edizione (italia 1990)  oggi viaggia verso i 40/50 o li ha superati da un po’ che oggi si misura per la prima volta col tempo che passa, invecchiando  -  David Lynch ha creato per questa seconda serie un meccanismo narrativo a rotazione Escheriana, che cita sé stesso,  che ripensa, si rivoluziona, fa passi avanti tornando indietro, fa convergere tempi, dimensioni, luoghi e astrazioni, immateriali, materiali….
Oggi laterza serie di TwPks che si frusice in digitale diffuso, non ha luogo in tv, allo stesso modo non si radica più al toponimo immaginario americano della terra e dei grandi spazi misteriosi (come ha fatto un film storico anche questo The Revenant ) .PErò è interessante che ma fa del proprio “luogo mitico” (archeologico)  quello dromotico e virtuale proprio della televisione stessa degli anni ’90 (e per le atmosfere e per la trama, sembrano essere già una malinconia degli anni 80 tout court) e in generale tutto l’archivio mentale della televisione – l’effetto è più che nostalgia, per noi invecchiati spettatoti di questa “cosa” da revenant dell’immaginario tv. Su cui per fortuna Lynch faa molta ironia.


1.2


 
Qualcosa di questa vertigine del “temporale” – ma su un piano direttamente storico e civile direi -    accade con il libro di Loredana Lipperini:”L’arrivo di Saturno”  - da ora in poi LADS - simile nella dinamica di un multi-tempo . LADS  a suo modo ci guida in un ripensamento e in una rivoluzione memoriale della narratrice (la coprotagonista Dora). Una rivoluzione che non è più come  pietre che rotolano in avanti, ma è  un ritorno indietro alla Storia italiana degli anni 70 e 80 e al suo dissolversi in un teatro di menzogne e mancanze. E da quella generare  fili a spirale o campi di tensione "diegetica" si sarebbe detto nelo strutturalismo, fatta di resoconto, racconto, reportage, finzione.

Già da questa struttura polimorfa prende corpo una diversa visione, man mano che si legge: senso di dissolvenza di una storia, anche in chi la racconta, messa in atto con una scansione su più stringhe delle vicende delle due protagoniste,  più un personaggio misterioso. Non è solo la classica confusione tra finzione e realtà, è qualcosa di più.

Due accenni alla trama dei vari filoni narrativi: al centro,  il kairos nero d’Italia, del 1980, quando le due protagoniste erano giovani, ventenni o poco più, poco prima dell’inizio oscuro per la storia collettiva italiana che inciderà poi nella vita di una delle due, Graziella, ma in qualche modo anche nell’altra  Dora (essendo Graziella persona-vera, personaggio ma anche persona storica, la sua verità irradia il personaggio solo-fittizio “Dora” ma lo de-fictionizza): in conseguenza della strage di Bologna del 2 agosto 1980, Graziella Di Palo, allora giovane giornalista, parte per un inchiesta collegata a quell’evento – la pista dell’esplosivo e delle armi palestinesi - e a settembre e scomparirà per sempre in Libano.  
 Uno dei tanti misteri italiani (si è ripetuto per Ilaria Alpi). Una cosa più grande della giovane cronista ma anche del suo più esperto compagno giornalista Italo Toni, di Paese sera. Erano in medioriente a indagare, su cose collegate a Moro,  a Ustica e poi alla strage di Bologna  – e non a caso scompare un mese dopo quel 2 agosto  . Il suo mistero, a tutta oggi ancora non risolto,  come altri “misteri d’Italia” ma fino ad ora poco citato, dimenticato.   E dunque il primo lavoro sul tempo è che dentro i labirinto lunare di menzogne, la memoria salva.

Si perdoni la possibile confusione della  suggestione (e anche, soprattuto in chi scive questa cosa: io Leggendo LADS e guardando TWPK come altri della mia generazione, sente ruotare in circolo domande, sui molti misteri lasciati insoluti (chi ha ucciso Graziella Di Palo? Chi ha ucciso Giorgiana Masi? E ilaria Alpi? Ci ha ucciso Mauro De Mauro? Chi ha ucciso Mino Pecorelli? Il generale Dalla Chiesa? Ecc ecc) che si infrangono sulla domanda della fiction tv:  “ Chi ha ucciso Laura Palmer?”
Ancora insoluto, dopo tanto tempo anche quello.


1.4

Dunque l’architettura del libro e il suo contenuto vanno insieme
(a mioavviso, uno dei suoi pregi, benché chieda impegno al lettore).  Leggendo “L’arrivo di Saturno” di Lipperini, si viene gentilmente forzati a procedere nel rivedere tutta la storia degli ultimi 40 e più anni, seguendo la traccia di una vicenda particolare, assieme al percorso che la narratrice fa, col proprio il dispositivo narrativo, rimettendo in discussione, costringendoci a ripensarla,  la storia in sé, la possibilità di raccontare una storia vera, vera di verità accertata, grazie alla finzione narrativa in un contesto – quello della verità della cronaca – che è in realtà alterato a sua volta dalle menzogne, dalle finzioni, non quelle artistiche ma le comuni falsità. Le falsità del potere, dei poteri. Di cui chi conosca o abbia vissuto le stagioni della storia italiana tra il 1969 e il 1981 sa bene la portata. La forza.



1.4.1



Nel libro  si racconta sul doppio filo personale e storico : Dora nel libro, in questa continua “scena vuota” dell’assenza dell’amica  – oscena assenza per come l’ingiustizia del caso ancora ferisce -  crea un ponte, mettendo assieme il romanzo memoriale, anche il più sentimentale, legato alla storia di un’amicizia formativa,  e la storia-reportage di questo mistero politico della scomparsa di Graziella, che viene invece ricostruito con un taglio d’inchiesta, fondendo in certi momenti la spy story al giornalismo.


LADS
 racconta di alcuni personaggi che si manifestano e scompaiono proprio “nel farsi” di questo libro e i pezzi di racconto storico (e il corpo a coprpo con la "finzione" messa in atto dagli apparati dello stato) finiscono per premere sulla finzione narrativa,  come se questa realtà magamtica venisse poi a invadere la composizione stessa del testo, rimaneggiato via via che l’Autrice indagava,  per scrivere. Come si fa a far stare dentro la finzione narrativa ua storia vera che tuttavia è stata falsata e viene falsata continuamente, anche mentre l'Autrice-Lipperini scrive?

E' già superato il recento semplice di quel che chiamiamo “romanzo”  a questo stadio. In più c’è un elemento personale, ed è la riflessione intima di Dora, non Loredana, ma anche, inevitabilmente visto che si dice - tra dentro e fuori e il libro - che questo libro su Graziella doveva essere scritto, come una sorta di riscatto, per un senso di giustizia, da un lato  per far si che la storia di Graziella Di Palo fosse riconosciuta pubblicamente, grazie all’apporto di Loredana/Narratrice,  oggi affermata nel suo ruolo di scrittrice e giornalista, conduttrice radiofonica ecc.  


 In sottofondo scorre un’ ossessione di giustizia, un'ostinazione del sentimento, sul lato personale: la volontà di pagare una sorta di debito misterioso verso chi amavamo, ma è scomparso troppo presto, attraverso la Memoria.
Da qui, a fare un bilancio del tempo vissuto e non vissuto il passo è breve - ( e porta me e penso il lettore del libro a pensare acosa sia il tempo e come possa essere ripensato oggi. C'è anche il "coinvolgimento personale dell'interprete" in questo mio  caso, avendo lambito luoghi, epoche, persone del libro).

Seguiamo la narrazione di Dora, che tra le maglie tiene il pensiero rivolto a  chi forse non ha  saputo salvare, con un gesto, con delle parole, anche se forse non potevamo fare nulla (Dora incontra Graziella prima della partenza di quest’ultima per l medio oriente, le due non si vedono da molto, ci sono state divisioni e delusioni personali e politiche) e la storia si compie.

  Sommersa nei misteri insoluti di una storia collettiva di quegli anni su cui indagava, Graziella sparisce.
Dora invece  si salva e ora da adulta si chiede: ha avuto senso tutta questa storia? che bilancio facciamo? ha avuto senso il sacrificio di chi non c’è più? 



1. 4.2 


(Quella riflessione personale, cui accennavo, 
mi investe sul piano morale e politico, storico: ne è valsa la pena?  è valsa la pena fare quel sacrificio di lotte? E sottrarlo in parte ad una giovinezza da vivere, con meno inquietudini, quelle lotte per cambiare un mondo che forse non è poi così cambiato? E che quanto meno ha dimenticato Graziella che ha perso la vita per quell’ideale? Che ne è stato di quel sogno utopico che avevamo – come le due giovanissime e che qualcuno ha seguito con coerenza fino alla morte (Graziella, ma non solo)  - e altri no, i salvati,  i sopravvissuti e sonnambuli che pur restando coerenti con quelle idee, il più possibile, come per Primo Levi, sentono sempre lo scacco? E nel tempo che è venuto dopo, abbiamo forse tradito  almeno solo nella memoria?  

E dunque, ci siamo arresi?
O raccontare salva anche i sommersi nell’oblio?)





1.5

[ Scrivo questo pezzo, mentre Facebook, questo nostro specchio dei tempi, mi ripropone “una
memoria digitale” ( “ i tuoi ricordi su facebook”: il social fa sempre più notifiche scrivendo  “hai memorie con” ecc) : la memoria è  un mio post di un un paio di anni fa su Beppe Salvia, poeta suicida che avevo conosciuto  quando le mie speranze di diventare poeta,  allora io poco più che ventenne,  diventare un poeta  riconosciuto erano tutte in nuce e invece Beppe, più grande di qulache anno e forse già avviato ad un bilancio deluso del suo “trentesimo anno” per dirla con Bachmann - altra suicida - interruppe la sua storia di vita saltando da un terrazzo. E io oggi mi dico, e io? che sono diventato? ne è valsa la pena seguire quella speranza a cui Beppe non ha dato corso ma a cui in qualche modo ha dato tutto sé stesso? nel suo lutto, non elaboro forse anche la morte delle mie “illusioni perdute” e la sua sconfitta in realtà eè una salvezza e la mia una sconfitta? ]





1.6

 
Accennavamo a un racconto reale che preme sulla  finzione narrativa in LADS : essa non è solo inevitabilmente nel racconto della vera storia di Graziella, come sta in tutte le narrazioni anche esplicitamente autobiografiche, ma è esplicitata in una storia parallela. Lipperini  infatti  con un ulteriore rotazione planetaria del testo,  aggiunge un “congegno” al meccanismo narrativo de “ LADS   -
mai facendo perdere il filo (sono io che forse lo complico, mi si perdoni)   - in apparenza lontano, ma poi sempre più vicino, la  storia di un falsario, un pittore che dipingeva falsi Vermeer e che ingannò anche i nazisti.
 Questa storia è significativa innanzitutto perché   era “il romanzo” che la Narratrice/Loredana pensava di scrivere, ma poi un richiamo, una vibrazione sotterranea, legata alla visione di un quadro proprio di Vermeer  che la porterà -   con qualche senso di colpa - a scrivere invece il vero libro che l’attendeva da anni, la vera storia rimasta sepolta, quella di Graziella. . In questo senso LADS è una sorta di libro in cui sono evidenti le continue decisioni di scrittura del narratore  intrecciate al dipanarsi degli accadimenti narrati. Ci torneremo col prossimo romanzo al punto 3.0


1.6.1




Tuttavia quel “romanzo del falsario” resta presente in LADS e si inserisce con paradossale coerenza nel disegno narrativo,  “come un’allegoria”:  perché il suo intrecciare una vera storia di falsi pittorici che sta dentro La Storia, e fa da specchio alla Storia d’Italia che - come dicevamo sopra - ha risucchiato Graziella  e che è stata una storia falsata,  di testimonianze false, di bugie, di depistaggi, di inganni e misteri a cui abbiamo però creduto (la verità istituzionale è quella) o almeno, arrendendoci.

 Lipperini,  creando per il pittore falsario personaggio vero,  una storia tuttavia inventata in cui l’elemento del “fantastico” si fa strada (come se avesse ricevuto una commessa per un quadro da un vecchio che “sapeva” la verità) è come se sfidasse il lettore – l’ideale lettore e italiano comune, che siamo tutti - che in sé porta il peso di una società che ha creduto a non-verità ben peggiori: è una complicazione, anche questa sdoppiante - personaggio vero, narrazione in LADS finta -ma ci sbatte in faccia domande:
  se abbiamo creduto a tutte le menzogne che ci hanno raccontato in Italia in 40 anni, perché ora non volete credere al pittore che dipinge come Vermeer , meglio: che dipinge un quadro che Vermeer  non ha mai dipinto, ma avrebbe potuto, e per farlo -  egli falsario - e  “diventa” Vermeer, diventa vero? E forse in questo quadro c’è una verità che potrebbe riguardare anche l’altra storia?

E queste domande già rivelano una complessità, non paiono assurde se solo per un attimo pensiamo a quel complessità ha oggi l'idea di tempo e le sue varie dimenzioni parallele, accertate in sede sperimentale e teorica anche se no verificabili empiricamente.

1.7


La narrazione, le narrazioni contenute in questo “L’arrivo di Saturno   hanno “millepiani” come i diversi piani del tempo e della verità che Lipperini incastra e sono state una lettura molto stimolante, così come lo fu “La prima verità” di Simona Vinci, autrice oltretutto presente,  anche se non citata, in un passaggio del libro, anche quello un romanzo di tante storie vere e inventate che si incastrano tra loro. Ma il cuore è morale, storico-politico e punta ai come dicevamo ai postulati con cui ripensiamo la nsotra vita. nNon è un caso che ad un certo punto, arrivi un passaggio in cui Lipperini chiama in causa proprio quel sottofondo scientifico che fa ripensare il tempo e il nostro rapporto memoriale con i suoi "fatti". 

Scrive Lipperini in LADS….“ma dimenticare non è possibile perché ogni mondo si intreccia con gli altri, come se il nostro cammino in quei labirinti avvenisse su altri piani, e qualche volta i labirinti, e dunque i piani e i mondi, che forse sono solo nella nostra mente e forse no, si incrociano mostrandoci le altre facce di noi stessi. In fisica quantistica accade quella cosa che chiamiamo collasso della funzione d’onda: nell’osservazione empirica tutti i mondi possibili collassano su uno solo determinato. E’ quello che sta avvenendo a Dora, tutti i mondi della sua vita si afflosciano su un solo punto. Sono tutti reali, oggettivi e diversi. Con terrore si accorge che ne sta tenendo tutti i fili fra le mani e che l’altro capo del filo è nel luogo e nel tempo dove la biforcazione è avvenuta”  (p. 217)


2.0



Sarebbe ora di introdurre, vista anche la chiamata in causa di Lipperini della fisica teorica,  l’altro libro, che è un po’ la chiave di questo ragionare su tempo e opere del contemporaneo:  “L’ordine del tempo di Carlo Rovelli . Prima di parlarne solo una citazione:

Scrive Carlo Rovelli …..“ (..) “il tempo si è sciolto in un a rete di relazioni che non tesse più nemmeno una tela coerente. Spazitempi fluttuanti, sovrapposti gli uni agli altri, che si concretizzano a tratti rispetto agli oggetti particolari
Il tempo non esiste come una determinazione, le cose non sono nel tempo, ma accadono in uno spazio, accedere è un cambiamento, la grammatica del mondo è quella della non permanenza, fatta non di cose, ma di un continuo processi di trasformazione che non dura nel tempo, ma è un’ubiquità dell’impermanenza.

 Non ha più senso parlare di passato presente e futuro, né l’accadere è ordinato in un flusso, ma i cambiamenti vanno visti come in relazione, ogni evento con un altro, anche per la cosa che più immaginiamo come “cosa” – un sasso, inerte, - in realtà la sua trasformazione è data ed è tale proprio perché il suo mutare è in relazione con tutto il resto, è in questa relazione, quindi in una rete collocabile in una dimensione in qualche modo spaziale che vedo il cambiamento. Non c’è il tempo, c’è una rete di eventi interconnessi. La teoria che li descrive non è più nemmeno interessata ad essere una teoria definitiva, ma fatta di pezzi coerenti ma distinti.” 


Tenete presente questo senso del tempo a cui ci induce la scienza che studia se il tempo abbia un ordine o no, e cosa al posto “del tempo”. Prima introdurrei un altro romanzo, americano. “Nel mondo a venire” di Ben Lerner, (Sellerio). Di questo, nel prossimo post

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